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Google: meglio comparire
nei risultati puri o negli AdWords?
di Andrea Cappello
In un precedente articolo
"Posizionamento
organico o pay per click? Il giusto mix"
avevo parlato dell'utilità di pianificare un'adeguata strategia per
sfruttare al meglio il posizionamento organico e la promozione pay per click
per ottenere la miglior visibilità possibile nei motori di ricerca e
sfruttare al meglio le potenzialità dei due modi di ottenere visibilità.
Recenti studi confermano comunque che entrambe le soluzioni applicate
contestualmente aumentano la probabilità di essere trovati dagli utenti in
modo esponenziale.
Gli studi presentati al recente convegno
RIMC (per gli italiani era
presente il nostro Sante Achille) hanno dimostrato che un posizionamento nei
primi 10 posti organici dei motori di ricerca ottengono un CTR medio del 2%,
mentre nei click a pagamento del 1% (la metà). La presenza contestuale nei
posizionamenti organici e in quelli pay per click, invece, garantisce CTR
del 6%. Il CTR indica il numero di click in rapporto al numero di
visualizzazioni degli annunci o dei risultati.
Non solo si aumenta la possibilità di essere visitati dagli utenti, quindi,
ma contestualmente si occupano delle posizioni che in altro caso potrebbero
essere occupati da siti di aziende competitor.
E' per questo che in settori molto competitivi aziende agguerrite cercano
non solo di comparire nei risultati organici e a pagamento con i propri siti
web, ma anche con siti web di rivenditori o partner, a volte con azioni
classificabili come spamming (ma accette da Google). Cercano cioè di
plafonare i risultati della ricerca dando false alternative di scelta
all'utente visto che poi i servizi o i prodotti esposti sono sempre gli
stessi.
Clamoroso lo spam (perchè personalmente di tale fenomeno si tratta) concesso
ad alcuni portali come il noto sito d'aste ebay. Ad esempio con la query
ford fiesta usata. Spam non solo negli AdWords, ma anche nei risultati
organici che, si spera, i nuovi algoritmi del motore limiteranno.

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