Click Fraud: il punto
di Andrea Cappello
Di
frode sui click si continua a discutere, come ne ho scritto anch'io in più
riprese in questi articoli: Click Fraud,
Google
alla ricerca dei click fraudolenti,
Ladri
di click.
Visto che siamo ai primi giorni del 2007, vorrei fare il punto.
Innanzitutto: Google intercetta le frodi sul click?
Riporto in parte il contenuto di un articolo di
punto
informatico in merito:
Google dispone di una piattaforma software
a quattro stadi per l'identificazione di click non-validi: a questa
categoria appartengono sia quelli non fraudolenti che quelli illegali. I
cosiddetti "click fraud" vengono di solito segnalati dagli
inserzionisti, attraverso la console di AdWords, e dalle società
specializzate.
Il primo stadio è totalmente automatico ed è utilizzato per filtrare i
click provenienti dalle ricerche online e dalla pubblicità
contestualizzata dei partner AdSense. I click non-validi vengono
individuati in tempo reale, e immediatamente rimossi dalla console di
AdWords. Il secondo e terzo stadio si occupano di filtrare solo i click
AdSense: quelli non validi vengono prima evidenziati automaticamente e
poi manualmente valutati ed eventualmente rimossi da impiegati di
Google.
L'obiettivo è quello di identificare nel 100% dei casi tutti i click
irregolari con i tre stadi. Il quarto è di fatto quello manuale che si
attiva quando viene richiesta un'azione di indagine da parte di un
inserzionista, come diretta conseguenza del fallimento dell'intero
sistema di controllo.
Che portata ha il fenomeno per le aziende?
Rispondo utilizzando i contenuti di un post che ho utilizzato per
rispondere ad un utente di Mlist:
DOVE SI RUBA
Il click fraud avviene soprattutto nei portali di contenuto grazie (o a
causa) ai programmi quali AdSense che permettono di diventare concessionari
di pubblicità di Google & C..
E' molto raro infatti subire frodi sui posizionamenti nei collegamenti
sponsorizzati nei motori di ricerca. Chi effettua campagna pay per click
limitandosi ai motori di ricerca, quindi, non si deve preoccupare molto di
un per ora "accettabile" possibile furto di poche unità percentuali rispetto
al budget investito.
Nel caso invece in cui gli advertisor arrivino a spendere cifre importanti
è opportuno di dotarsi di strumenti di monitoraggio autonomi.
FAR PARLARE IL ROI
Alla resa dei conti, però, parlano i risultati. E i risultati ad oggi ci
dicono che il Search Advertising con tutti i suoi problemi di furto di
click, ha ancora una resa spesso di gran lunga superiore agli altri media,
anche se non per tutti i settori. I dati IAB confermano che l'ADV sul web è
in netta crescita rispetto gli altri canali, spinto dai risultati ottenuti
visto che la macchina commerciale dell'ADV online è ancora molto debole
soprattutto in Europa e ancora meno in Italia..
Segnalo il Sausage Manifesto di Jeffrey Rohrs, che
Emiliano ci ha tradotto e di cui riporto l'ultimo punto che è un invito
alle Search Company: "Siate bravi a condividere i vostri dati così come lo
siete nelle vostre PR." e proprio in tal senso si stanno facendo delle
riflessioni in casa Google, timorsi di svelare troppi dati ai competitor.
SOPRAVVALUTAZIONE DEL PROBLEMA?
I documenti di Google
dimostrerebbero che il fenomeno è molto marginale e comunque economicamente
"inconsistente" se paragonato agli introiti dell'intero sistema AdWords.
Anche se un
multa da milioni di euro in USA a forfait parrebbe dire il contrario.
Personalmente concordo. Per la maggior parte delle aziende Italiane il
fenomeno click Fraud è marginale. Escludendo però quelle poche che investono
moltissimi soldi in campagne internazionali su settori molto internet "oriented"
(turismo e banking in primis) e soprattutto nei portali di contenuto.
Per chi si limita all'ADV PPC sul search, invece, affidando le campagne a
quotate società SEM può essere tranquillo: nessun furto di click sconvolgerà
le sue strategie di promozione online.