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Ricerche online e
indicizzazione in Google: consigli di Jill Whalen
di Alessandro Banchelli,
www.masternewmedia.org
Potete avere già letto o
sentito dell'ultima Google
Patent Application riguardo al "ritrovamento
di informazioni basate su dati storici", ma se siete come me,
probabilmente non vi siete presi la briga di leggere tutta la documentazione
in merito.
Ho dato un'occhiata veloce su alcuni forum ed articoli che ne parlavano, ma
fino ad oggi, non ho ancora letto tutto.
Non sono stata sorpresa nel vedere che il materiale informativo del
documento di Google verteva sul "ritardo
di invecchiamento (aging delay)" e sul "sandbox",
dato che ho visto molti dibattiti in merito.
Per coloro che non hanno familiarità con questi termini, noteranno che c'é
molto disaccordo sulle cause che portano i siti ad essere ricercati.
Comunque, in base alle mie osservazioni ed esperienze, insieme ad alcuni
amici fidati del SEO, credo che il sandbox sia, fondamentalmente, un
database-purgatorio in cui Google deposita alcuni URL in base a svariati
criteri predeterminati. (molti dei quali sono spiegati nella prima parte del
documento dell'applicazione.)
L'"aging delay", del resto, è un sottosistema. In altre parole è solo
una delle ragioni per le quali un URL può essere messo nel sandbox.
Normalmente, se avete un dominio o un sito nuovo di zecca, questo giacerà
automaticamente nel sandbox, indipendentemente dalla vostra volontà.
Il vostro nuovo sito sarà bloccato lì per un periodo indefinito (in media
nove mesi) e non sarà indicizzato da Google per qualsiasi parola chiave che
potrebbe portare un po' di traffico.
A volte può essere altamente indicizzato per il nome della ditta, o per i
nomi delle persone che vi lavorano. Può anche apparire su Google per alcune
parole addizionali che non sono l'obiettivo dei contenuti di altri siti. Ma
i nuovi siti non appaiono fra i risultati di Google anche con parole chiave
concorrenti, fino a che essi non sono rimossi dal sandbox.
Ci sono altre ragioni per le quali un sito viene messo nel sandbox e queste
ragioni vanno oltre all'aging delay. I principali algoritmi di Google
dimostrano chiaramente che anche i vecchi domini possono essere messi nel
setaccio, per le giuste (o in questo caso: sbagliate) circostanze. Nessuno è
davvero in grado di stabilire con certezza quali siano tali criteri, ma il
documento di Google ci fornisce una panoramica su quelli che potrebbero
essere alcuni di questi criteri.
Ad esempio, sapevate che Google può utilizzare i dati del traffico di un
sito per determinare come indicizzarlo?
Il documento sostiene in parte che "...l'informazione relativa al traffico
associata ad una documentazione basata sul tempo può essere usata per
generare (o alterare) un punteggio associato a tutta questa documentazione."
Dalla nascita di questa applicazione, nel 2003, si potrebbe dire che Google
stia usando quelle informazioni anche oggi, per gli algoritmi di
indicizzazione. Potreste chiedervi come fa Google ad ottenere informazioni
sul traffico del vostro sito, dato che voi non avete mai fornito questo tipo
di informazioni.
Ebbene, Google ha alcuni partner che spiano e che sono installati in
migliaia di browser, sotto il nome di "Google
Toolbar". Per usare certe funzioni della toolbar, gli utenti devono
acconsentire al trasferimento di dati verso Google, dati che includono quali
siti sono stati visitati e per quanto tempo.
Ora, se siete utenti della Google Toolbar non è il caso che vi allarmiate,
perchè, per quanto ne so io, non venite identificati personalmente.
Semplicemente, vengono presi i vostri dati ed aggregati con quelli degli
altri utenti e vengono utilizzati per gli scopi che fanno comodo al motore
di ricerca. In effetti, ha senso pensare che Google utilizzi questi dati per
gli algoritmi di indicizzazione. I siti che producono molto traffico sono
siti famosi e Google vuole essere sicuro che i suoi utenti trovino
facilmente i siti più famosi. Un altro fattore utilizzato dagli
algoritmi per l'indicizzazione sono i click dalle pagine dei risultati
di ricerca.
Nel documento di Google viene detto che "[Google] può monitorare il numero
delle volte in cui un documento è selezionato in una pagina di risultati
della ricerca e/o il tempo che un utente impiega per arrivare a quel
documento. [Google] può anche dare un punteggio al documento almeno in parte
basandosi su queste informazioni."Google ha tracciato le URL della maggior
parte dei link che appaiono nelle pagine dei risultati della ricerca.
In questo modo gli addetti di Google possono studiare quali pagine vengono
cliccate ed in base a quali richieste. Possono anche scoprire se le persone
sono soddisfatte dei risultati per la pagina che hanno cliccato, prendendo
nota del fatto che l'utente torna o meno sulla pagina dei risultati e clicca
su altri risultati.
C'è molto altro nel documento di Google, in merito ai link ed all'ancor text,
compresi il livello di tempo necessario ai link per essere mostrati e se
rispecchiano il profilo per essere considerati artificiali o naturali.
Ma se non fate nulla per gonfiare artificialmente la popolarità del vostro
link, non dovete assolutamente preoccuparvi.
Non sono in grado di sottolineare abbastanza che le idee in questo documento
sono state portate avanti principalmente come misure anti-spam.
Sfortunatamente, non appena i motori di ricerca iniziano a dare ai link
criteri come la rilevanza all'interno dei loro algoritmi di indicizzazione,
vengono usati da parte di coloro che come unico obiettivo hanno quello di
imbrogliare i motori di ricerca. Ci saranno sempre persone che si
prodigheranno per ottenere indicizzazioni alte, sfruttando i punti deboli
degli algoritimi. Creano molti siti basati sugli algoritmi del giorno,
guadagnando più denaro possibile finchè i loro siti non vengono beccati. Poi
scoprono la "falla" successiva e ricominciano da capo. Si tratta di un
modello di business interessante; ma certamente non è quello a cui una ditta
interessata al successo duraturo dovrebbe aspirare.
Se possedete una ditta che cerca di fondare un marchio serio e una base di
clienti a lungo termine, dovrete avere a che fare con le
Tecniche SEO di base che hanno ampiamente dimostrato la loro efficacia.
In altre parole, tutto quello che ho insegnato e di cui mi sono occupata per
anni.
E' vero, può essere faticoso e necessita di parecchio tempo e denaro, ma ma
il premio finale è il successo a lungo termine con i motori di ricerca. E'
vero che anche per quelli che mettono in pratica i miei consigli, si sono
verificati casi in cui i motori di ricerca hanno erroneamente maltrattato il
nuovo nato. Cioè, anche se voi seguite le istruzioni alla lettera, può
esserci da qualche parte un filtro spam che che per errore butta il vostro
sito nel sandbox, lo penalizza o lo banna.
Si tratta di un caso sicuramente raro ma comunque possibile. Ogni nuovo
aggiornamento di un motore di ricerca causa grida disperate del tipo: "Dov'è
finito il mio sito?!" da parte di persone che non hanno fatto nulla per
imbrogliare questi motori di ricerca. Si può solo sperare che i motori di
ricerca lavorino in fretta per permettere a questi siti di rientrare nelle
indicizzazioni al più presto.
Ad ogni modo, non potete contare solo ed unicamente sui vostri risultati di
ricerca spontanei, come unico metodo di profitto.
___________________________________
Nota Sull'autrice:
Jill
Whalen di
High Rankings è una consulente ed esperta di ottimizzazione dei motori
di ricerca, riconosciuta a livello internazionale e collabora con la
newsletter settimanale gratuita High Ranking Advisor sul
marketing dei motori di
ricerca.
E' specializzata in
ottimizzazione dei motori di ricerca, consulenze SEO e tiene seminari. Il
manuale di Jill, "The
Nitty-gritty of Writing for the Search Engines" insegna agli
imprenditori come e dove mettere parole chiave rilevanti nei loro siti per
ottenere indicizzazioni alte nei principali motori di ricerca.
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