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 Motori di ricerca e diritti umani

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Quando i motori di ricerca dimenticano i diritti umani
tratto da www.redattoresociale.it


Dall'inizio di febbraio 2005 migliaia di utenti stanno testando, anche in Italia, il "concorrente" di Google (...).  Ma la sfida dei motori di ricerca, valutata solo sotto il profilo neutro di una competizione esasperatamente tecnica, trascura la questione più globale del rapporto fra motori di ricerca e libertà effettiva di accesso all'informazione.

Una questione "diritti umani" tocca da vicino la telematica. Mentre i tecnici si preoccupano di trovare qualche milione di pagine web in più, in alcune nazioni è stato posto un filtro sui motori di ricerca che non concede accesso ai siti Internet scomodi e alle parole censurate dai regimi dittatoriali.

In Cina, ad esempio, non è possibile accedere liberamente all'informazione tramite i motori di ricerca. Google ha subito una settimana d'oscuramento da parte delle autorità cinesi nel settembre 2002. Yahoo ha elaborato una versione cinese opportunamente "adattata" del suo motore di ricerca, chiamato Yosou. Reporters sans frontières, un'organizzazione per la libertà d'informazione che ha sede a Parigi, ha già denunciato che Yahoo e Google sono disposti a sacrificare il diritto di espressione dei cittadini asiatici, autocensurandosi. Secondo Renato Soru, presidente di Tiscali, "il rischio è che si passi da motori di ricerca in mano ai ragazzini a motori in mano ai governi, con tutti i condizionamenti che questo processo potrebbe comportare".

Secondo Giancarlo Livraghi, che da anni si occupa di diritti su Internet, "sono in corso da parecchi anni attività di imprese "occidentali" che aiutano le autorità cinesi nella repressione". E cita il caso delle migliaia di router (dispositivi per instradare le informazioni) della multinazionale Cisco Systems destinati a spiare l'uso di Internet da parte dei "navigatori" cinesi. A questo proposito Amnesty International ha già criticato duramente Microsoft, Sun, Cisco, Nortel e Websense per aver venduto al governo cinese tecnologie che possono essere usate per controllare e censurare il web. Amnesty ha in passato rivelato che 33 persone in Cina sono state arrestate negli ultimi anni per aver scaricato o diffuso su Internet materiale non gradito al regime, ed alcuni di loro sono morti in carcere. Microsoft ha replicato: "Microsoft è orientata a fornire la migliore tecnologia a chiunque in tutto il mondo, però Microsoft non può controllare il modo in essa viene usata".

(...) La disponibilità di motori di ricerca effettivamente liberi e indipendenti costituisce oggi una questione centrale della democrazia e del diritto all'informazione.

 

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