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Usabilità e creatività
Come garantire
l’universalità dell’accesso senza cadere nella mediocrità della comunicazione sul Web. Manifesto per una democrazia dell’usabilità
di Sofia Postai , autrice del libro “
Siti che funzionano”, Hops Libri
La contrapposizione tra usabilità e creatività recentemente ha suscitato un certo coinvolgimento in alcune importanti liste di
discussione italiane, ma non ha motivo d’essere.
Usabilità e creatività non sono assolutamente contrapposte: sono due “cose” differenti e hanno assolutamente lo stesso scopo: assicurare un’adeguata user experience all’utente.
Adeguata a cosa? Agli obiettivi del progetto e alle aspettative dell’utente.
Perché i nostri discorsi abbiano un senso dobbiamo sempre partire dagli obiettivi del
progetto. Tutti i progetti ne hanno uno, o più d’uno. Non necessariamente sono obiettivi commerciali. Gli obiettivi dei siti della Pubblica Amministrazione, per esempio, non sono
commerciali, né lo sono quelli di siti di espressione artistica, come the remedi project (www.theremediproject.com).
Analogamente non possiamo trascurare il pubblico a cui ci rivolgiamo, che può essere costituito potenzialmente da tutti i cittadini
italiani (per es.il sito del Parlamento) o da un unico individuo (un sito personale realizzato a scopo seduttivo: ne ho visto più d’uno).
Obiettivo e pubblico condizionano ogni attività
umana di comunicazione: il web non fa eccezione.
L’usabilità, quindi, non è mai assoluta, ma si riferisce all’obiettivo ed al pubblico del progetto.
Siamo stati sommersi negli anni di regolette ready made. Tra le più citate:
- tutto deve essere raggiunto con 3 clic
- la pagina deve essere tutta contenuta nello spazio visibile della finestra del browser
- i link devono essere blu e sottolineati, altrimenti l’utente non li riconosce
- ... e ce ne sono molte altre, diffuse in diversi momenti storici del web, magari con nobili intenti... ma non sono “usabilità”.
Così come un sito in cui non si capisce dove si può cliccare, non è creatività...
Perchè rischiare una definizione?
Credo che se non tentiamo di definire cosa siano l’usabilità e la creatività, la polemica non avrà mai fine: gli
“usabilisti” penseranno alla creatività come ad un processo che genera simboli insignificanti, e i creativi penseranno all’usabilità come a una serie di diktat dementi, che impediscono qualunque innovazione.
Per una definizione di usabilità
C’è chi giustamente ricorda che esiste già la parola “ergonomia” e chi preferisce “utilizzabilità”. La
sostanza è che l’usabilità deve verificare che un determinato sito (che ha determinati obiettivi e un determinato pubblico) sia sufficientemente semplice da usare da parte di quel determinato pubblico per il
raggiungimento degli obiettivi.
Tutto qui. Non è poco, ma non è nulla più di questo.
Possono servire tecniche sofisticate e studi cognitivi approfonditi, per fare bene queste verifiche, ma la loro
sostanza è solo questa. Possiamo discutere fino a sfinirci sui metodi, sui test, sulle matrici e sulle interpretazioni. Ma credo che tutti siano d’accordo sulla motivazione di base.
Nessuno di noi, credo, desidera progettare siti che nessuno capisce e che tutti abbandonano già nella home page.
Per una definizione di creatività
Questo è già più difficile e la letteratura è sterminata. Possiamo tuttavia dire che la creatività è un processo
associativo, che combina elementi conosciuti in modo nuovo, realizzando soluzioni originali e innovative (cioè capaci di apportare un beneficio).
Mi piace citare anche una frase del grande Bruno Munari, che quando gli venne chiesto di dare una
definizione di creatività rispose: "Credo che sia la ricerca sincera di varianti" (cfr.: Silvana Sperati, "Emozioni
e sperimentazioni. A colloquio con Bruno Munari in occasione dei suoi novantanni").
Anche riguardo alla creatività gli equivoci non sono pochi: spesso viene usata come sinonimo di “estetica”.
Ci sono siti (e in generale “cose”) bellissimi e per nulla creativi e viceversa. La bellezza è un vantaggio competitivo innegabile, ma non è necessariamente correlata all’innovazione.
Verificare il nuovo
Se la creatività è la ricerca di soluzioni nuove, uno strumento di verifica e misura dell’efficacia di queste
soluzioni, come può essere vissuta come un “nemico”? Chi desidera realizzare progetti che nessuno riesce ad usare e che gli utenti abbandonano frustrati dopo qualche infruttuoso tentativo? Ecco che l’
usabilità diventa un prezioso alleato della creatività, perché permette di verificare e di mettere a punto le nostre innovazioni.
Potrebbe anche bocciarle, è ovvio. Così come è ovvio che, come progettisti, ne rimarremmo delusi. Ma la
soluzione non è certo quella di sottrarsi alla verifica. Evidentemente la nostra innovazione non interessa, non
è utile, almeno non per il progetto e il pubblico a cui volevamo destinarla. Se siamo davvero creativi, ci verrà senz’altro un’idea migliore.
Regole e trasgressioni (breaking rules)
Essere contro le regole in quanto tali è ingenuo: magari senza saperlo ne osserviamo moltissime, altrimenti
non sarebbe possibile comunicare nulla e rapportarci agli altri.
Accettare pedissequamente le regole è un altro discorso: per capirne il valore occorre sapere come sono
state stabilite, da chi e sulla scorta di quali verifiche. Possibilmente, se abbiamo fondati dubbi che non siano valide per il nostro progetto e per il nostro pubblico, sarebbe bene predisporre un test di verifica.
Alle volte una trasgressione ci consente di ottenere un obiettivo altrimenti non raggiungibile.
Le regole vengono solitamente trasgredite perché:
- Non le si conosce
- Per il gusto di trasgredire
- Per la ricerca dell’innovazione
Anche se personalmente credo che sia meglio conoscere le regole e trasgredirle, se è il caso,
consapevolmente, il successo della trasgressione non dipende dalle motivazioni, ma molto banalmente dall’effetto che questa ha sul nostro pubblico. Trasgredire a caso, per ignoranza o spirito iconoclasta, può
essere dispersivo (cioè antieconomico) ma non è detto che non possa portare a dei risultati interessanti.
L’unica cosa su ci si può interrogare è il costo.
Nell’ambito di una ricerca sui nuovi linguaggi, per esempio, credo che questo costo sia del tutto giustificato. In un sito di e-commerce per un supermercato, molto meno.
Se è creativo, tra qualche tempo lo faranno tutti
L’innovazione di successo ha questa caratteristica: che in un tempo relativamente breve si diffonde. La creatività è “originale” solo nel momento della sua espressione (cioè è necessaria per trovare
soluzioni che prima non c’erano). Ma se l’idea è davvero buona, la sua originalità non dura a lungo.
Pensiamo alle interfacce a icone
, che ora sono uno standard banale per tutti i più diffusi sistemi operativi. Pensiamo alla possibilità di inviare SMS da web. Pensiamo a una cosa comunissima, come i box ottenuti con
tabelle nidificate che ne disegnano i bordi: una volta non c’erano. Ricordo che il primo lo vidi su Cnet.com...
il giorno dopo lo facevo anch’io... e nel giro di qualche mese la rete si è riempita di box... la tecnologia per farlo (le tables) c’era da tempo..
La creatività fu nell’usarle in modo differente. Non dobbiamo dispiacerci se la nostra idea viene universalmente copiata: dobbiamo trovare il modo che la nostra primogenitura sia riconosciuta, in modo da
garantirci un ritorno economico (immediato o meno), ma — a parte questo — essere copiati è un segno di successo.
Usabilità creativa (riprendiamoci l’usabilità)
Il conflitto tra usabilità e creatività, che non ha motivo di esistere, nasce probabilmente da conflitti tra
persone o tra ruoli. Come web designer potete odiare il vostro usability manager (e viceversa) ed avere ottimi motivi per farlo, ma dobbiamo sapere che l’usabilità (le sue tecniche e soprattutto i test) sono
l’arma che abbiamo per far passare soluzioni nuove.
Dobbiamo chiederli noi, come web designer, i test di usabilità. Non facciamoci sventolare sotto il naso due
foglie con regolette valide chissà dove e per chi. Impariamole noi meglio di tutti. Decidiamo quando applicarle
o quando trasgredirle secondo l’effetto che vogliamo ottenere. Se abbiamo dei dubbi (sarebbe insano non averne) chiediamo noi per primi che il test verifichi due soluzioni differenti.
I siti devono raggiungere l’obiettivo per cui sono stati progettati: cerchiamo di decidere noi “come” e di non farcelo imporre a posteriori in modo standardizzato.
Lo usability manager non è un progettista: può individuare il problema, ma la sua soluzione sarà ovviamente standard (una soluzione che altrove ha dato prova di funzionare). Noi (forse) possiamo trovare una
soluzione migliore: ma non “contro” l’usabilità, ma “sopra” l’usabilità. Quello che dobbiamo rifiutare non è il
problema (che non si risolve da solo solo perché facciamo finta che non ci sia) ma la soluzione pre-cotta che ci viene proposta.
Creatività e accessibilità
Il problema dell’accessibilità dei siti web (attualmente riguarda soprattutto la Pubblica Amministrazione, per
cui sarebbe obbligatoria) non è solo un problema tecnico, ma anche un problema di coscienza. Però anche qui, non necessariamente la soluzione passa attraverso la mediocrità.
Per i siti statici c’è poco da fare, se non uniformarsi alle regole del W3C. Ma per i siti dinamici, che stanno crescendo sempre di più, si possono progettare versioni apposite, anche più efficienti.
Se questo non fosse possibile, ricordiamo che i limiti e i vincoli non impediscono la creatività (anche se
possono impedire una singola soluzione creativa). I progettisti di auto hanno molti più vincoli degli standard
WAI, eppure non si lamentano di doverci mettere 4 ruote, il volante, di dover rispettare le norme per la sicurezza...
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