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PRIVACY: "il diritto di non essere più ricordati pubblicamente"
da www.helpconsumatori.it

19/07/2005 A seguito della rimessa in onda di un processo penale (trasmesso in tv 16 anni prima) che ritraeva una donna mentre reagiva alla richiesta di condanna, il Garante per la Privacy ha imposto il divieto di ulteriore diffusione delle immagini. Secondo l'Autorità giornali e tv non hanno il diritto di bloccare l'identità di una persona a episodi di anni e anni fa.

L'Autorità Garante per la Privacy ha accolto positivamente la richiesta di una donna che reclamava il "diritto di non essere più ricordata pubblicamente". In particolare, sono state ritrasmesse in televisione immagini che ritraevano la donna durante un processo penale mandato in onda in una trasmissione televisiva 16 anni prima.

Alla donna, ormai inserita in un contesto sociale diverso, il Garante ha riconosciuto la lesione del suo diritto di veder rispettata la propria rinnovata dimensione sociale e affettiva così come essa si è venuta definendo successivamente alla vicenda. E questo - si legge in una nota - anche in relazione al proprio diritto dall'identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali. Le immagini che ritraggono la donna e le sue reazioni emotive nel corso del processo, per giunta, contrastano con il principio dell'essenzialità dell'informazione trattandosi di una persona presente tra il pubblico ed estranea al processo.

L'Autorità ha così imposto il divieto di ulteriore diffusione delle immagini, in quanto "giornali e tv - afferma nella nota Mauro Paissan, componente del Garante e relatore del provvedimento - non hanno il diritto di bloccare l'identità di una persona a episodi di anni e anni fa. Soprattutto, come in questo caso, se si tratta di persone non protagoniste principali dei fatti. La questione del cosiddetto "diritto all'oblio" è particolarmente rilevante in Internet, dove con i motori di ricerca posso riportare a vita notizie che i vecchi giornali avrebbero dopo un po' di tempo confinato negli archivi polverosi delle società editrici e di qualche biblioteca".

 

 

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