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Come stanno reagendo le piccole e medie imprese italiane allo sconvolgimento in atto del sistema economico e con quali risultati?
di www.honyvem.it

Honyvem e Prometeia, attraverso l'osservatorio delle piccole e medie imprese, vogliono avviare un progetto di monitoraggio periodico dei comportamenti e del grado di salute delle piccole e medie imprese italiane, ricavato dalla lettura aggregata di un ampio numero di bilanci.



Nel corso del 2001 la crescita dell'economia italiana ha subito un netto rallentamento, legato ad una minor dinamica del mercato nazionale e ad una stabilità nelle vendite sui mercati esteri, dopo i positivi risultati conseguiti nel 2000.
Alla minor crescita dei livelli di attività si è associato un contenimento dei costi operativi medi delle imprese e, nella parte finale dell'anno, una diminuzione di tassi d'interesse.
L’ambiente esterno in cui hanno operato le piccole e medie imprese italiane si è, quindi, caratterizzato per alcuni elementi negativi (forte rallentamento del mercato nazionale e dei mercati esteri) e per alcuni elementi positivi (contenimento della crescita dei costi operativi e bassi tassi di interesse). In questo contesto, la media delle PMI italiane è riuscita a contenere i danni, accusando solo un leggero
deterioramento degli indici di redditività. Complessivamente le imprese oggetto di questo Osservatorio hanno registrato una sostanziale stabilità della redditività industriale (misurata in termini di ROI essa è passata dall'8.7% nel 2000 all'8.6% del 2001) ed una contenuta flessione della redditività del capitale proprio (il ROE è risultato del 9.3%, inferiore di 4 decimi di punto rispetto ai risultati del 2000). Questa flessione della redditività del capitale proprio è quasi interamente imputabile al minor rendimento delle attività finanziarie in portafoglio delle imprese. A fronte di una relativa stabilità del costo medio dell’indebitamento finanziario, infatti, il rendimento medio delle attività finanziarie è sceso di un punto percentuale (dal 5.7% del 2000 al 4.7 del 2001).

• Tra i diversi comparti si segnala il miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie delle imprese edili, che hanno registrato un aumento del valore della produzione in linea con la crescita di medio periodo del settore, ma, soprattutto, hanno visto migliorare i propri indici di redditività, tornati a livelli di massimo storico. E’ evidente come la prosecuzione, nel 2001, del ciclo degli investimenti in costruzione sia alla base di questi buoni risultati.

• Ugualmente favorevole è risultata l’evoluzione delle piccole e medie imprese operanti nel settore dei servizi, che hanno subito un rallentamento contenuto nella crescita e, soprattutto, hanno mantenuto la propria redditività su valori di massimo storico. Mediamente le PMI dei servizi presentano utili d’esercizio (al netto delle imposte) pari al 2.5% del valore della produzione. Se rapportati al capitale netto, determinano un ROE superiore al 12%, segnalando il settore dei servizi come quello attualmente più redditizio. Gli elementi alla base della presente fase ciclica dell’economia italiana (ciclo internazionale, ciclo dei beni durevoli e sfiducia delle famiglie) sono relativamente
lontani dal settore dei servizi erogati dalle PMI (prevalentemente servizi alle imprese). Quindi, almeno nel 2001, essi hanno impattato solo marginalmente sulle condizioni economico-finanziarie di queste imprese.

•Segnali più evidenti di una situazione in parziale deterioramento emergono dai bilanci delle imprese di distribuzione, penalizzate dal netto rallentamento che ha caratterizzato sia i consumi di manufatti che la produzione industriale, principali driver della distribuzione al dettaglio (il primo) e della distribuzione all’ingrosso (entrambi). I consumi di manufatti, dopo il netto aumento del 2000 (+3.2%), sono risultati stabili (+0.4%). Ancora più accentuato il rallentamento registrato dalla produzione industriale, la cui variazione è passata, nel biennio, dal +4% al –0.4%. Oltre al rallentamento nella crescita del valore della produzione, le piccole e medie imprese distributive hanno accusato un debole flessione nelle condizioni di redditività. Il peggioramento è stato trascurabile nella gestione caratteristica, mentre è risultato
più significativo in termini di redditività del capitale proprio, soprattutto se comparato con gli elevati valori del 1999. Gli utili in percentuale del capitale proprio sono infatti diminuiti di 2 punti percentuali, dal 12.9 del 1999 al 10.8 registrato l’anno scorso.


•Anche il comparto dell’industria manifatturiera ha segnalato una fase di peggioramento delle condizioni economico-finanziarie delle piccole e medie imprese. Al netto rallentamento della crescita della produzione in valore (passata dal 10.8% del 2000 al 3.6% del 2001) si è associata la prosecuzione del lento processo di erosione che sta caratterizzando da alcuni anni la redditività industriale e una flessione della redditività del capitale proprio, ridiscesa dopo molto tempo al di sotto del 9%. Un ruolo non marginale nella riduzione degli utili lo ha avuto la riduzione del rendimento medio delle attività finanziare possedute dalle imprese, come effetto della crisi che da ormai oltre due anni sta caratterizzando i mercati finanziari. Lo scarso peso delle attività finanziarie detenute da queste imprese (in percentuale del valore della produzione, inferiore all’8%) ha consentito, tuttavia, di limitare l’impatto negativo sui bilanci delle piccole e medie imprese. A questo riguardo ci sembra interessante segnalare che la crisi dei mercati finanziari ha avuto un impatto negativo maggiore sui bilanci delle grandi imprese manifatturiere italiane, dove l’incidenza delle attività finanziare sul valore della produzione si avvicina al 50%. Infatti, dai dati
pubblicati da Mediobanca relativi alle prime 2000 società italiane, risulta che le imprese manifatturiere hanno visto nel 2001 azzerarsi gli utili a causa di un peggioramento della redditività industriale, ma, soprattutto, delle svalutazioni di poste finanziarie dell’attivo legate alla caduta dei mercati borsistici. Complessivamente, le piccole e medie imprese manifatturiere, pur essendo più esposte rispetto ad altre, agli effetti negativi indotti dal forte rallentamento che ha caratterizzato l’economia internazionale, sembrano essere state in grado attuare
comportamenti in grado di contenere il deterioramento della propria redditività.

• In termini territoriali, l’area che appare aver subito il deterioramento più significativo è il Nord Ovest. In questa area il rallentamento della crescita è stato molto netto (dal 9.5% del 2000 al 3.6% del 2001, per le regioni diverse dalla Lombardia, e dal 10.1%
al 2.8%, per la Lombardia) e tutti gli indici di redditività sono risultati in peggioramento. Anche in questo caso la ragione principale è da ricercarsi della maggiore incidenza delle attività finanziarie possedute dalle imprese di quest’area rispetto alle piccole e medie imprese localizzate nelle altre regioni italiane. L’unica area ad aver registrato un miglioramento nella redditività del capitale proprio è stato il Sud e Isole, dove il ROE ha recuperato 4 decimi di punto. Al di là delle dinamiche di breve periodo, va tuttavia segnalato che le imprese del Sud e Isole presentano strutturalmente livelli di redditività significativamente inferiori a quelle delle imprese del Centro-Nord. La differenza è particolarmente significativa nel settore manifatturiero (il ROE delle imprese di Sud e Isole nella media degli ultimi 3 anni è risultato del 5.7% a fronte di un valore per l’Italia del 9.9%); nel comparto dei servizi (8.7% il ROE al Sud e Isole contro il 12.3% nazionale) e, soprattutto, nel settore delle
costruzioni (0.7% al Sud e Isole contro un 10.1% nazionale). Meno accentuate sono le differenze nel comparto della distribuzione, dove la differenza è solo di poco superiore ad un punto percentuale (10.5% contro 11.7%). Unico altro caso in cui si registra una redditività settoriale significativamente inferiore alla media è il caso dei Servizi nel Triveneto, dove a fronte di una media nazionale del 12.3% nel triennio 1999-2001, la redditività del capitale proprio delle imprese è risultata pari all’8%.

• Un elemento che accomuna la maggior parte delle piccole e medie imprese analizzate in questo Osservatorio è il progressivo aumento dell’incidenza del magazzino sul valore della produzione. In termini di giorni medi di giacenza della merce in magazzino si è passati dai 52 giorni registrati nella parte centrale degli anni ’90 ai 57 giorni del 2001. L’incremento dei giorni magazzino non sembra tanto essere spiegato da una perdita di efficienza nella gestione delle giacenze, quanto piuttosto da un incremento nella numerosità di prodotti trattati, conseguente ai processi di differenziazione di prodotto messi in atto dalle imprese italiane per contrastare la concorrenza portata dai paesi a basso costo del lavoro. L’aumento dei giorni magazzino è più pronunciato nel settore manifatturiero e principalmente nella aree (Nord Est e Centro) che maggiormente hanno visto il loro posizionamento internazionale minacciato dai paesi in via di sviluppo. Una conferma di questa interpretazione è ricavabile dalla disaggregazione settoriale dove emerge che i settori che hanno registrato una tendenza più marcata all’aumento dei giorni magazzino sono quelli del Sistema Moda e del Sistema Casa: beni per l’edilizia. L’aumento dei giorni magazzino è significativo anche nel settore della distribuzione, soprattutto al dettaglio, a conferma di un processo di ampliamento nella gamma dei prodotti trattati.

• L’aumento dei giorni magazzino si è accompagnato ad una relativa stabilità dell’incidenza del credito concesso ai clienti e da un incremento delle dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori che hanno, sostanzialmente, consentito di compensare gli effetti sul capitale circolante netto dovuto all’aumento dei giorni magazzino. Da più anni ormai l’incidenza del capitale circolante netto sul valore della produzione è, per la media delle piccole e medie imprese italiane, prossimo al 21%. Questo modello si adatta alla maggior parte dei segmenti analizzati in questo Osservatorio con, tuttavia, alcune importanti eccezioni. Per le costruzioni, la stabilità dei giorni magazzino si è associata ad un incremento dei giorni fornitori e ad una progressiva riduzione dell’incidenza del credito concesso ai clienti, consentendo un riduzione significativa degli impieghi in capitale circolante e, di conseguenza, un sostegno alla redditività del capitale investito. Un processo simile ha caratterizzato le imprese manifatturiere del Sud e Isole. Viceversa, nel settore della distribuzione l’aumento della gamma dei beni trattati e il maggior credito concesso ai clienti non hanno trovato riscontro in un incremento delle dilazioni di pagamento ai fornitori, portando ad una tendenziale crescita dell’incidenza del capitale circolante netto.

• Il contenimento dei fabbisogni finanziari a fronte di una buona capacità di autofinanziamento si sono, infine, tradotti in una dinamica contenuta dei debiti finanziari, inferiore a quella con cui la media delle imprese ha incrementato il capitale proprio, consentendo un progressivo rafforzamento della loro struttura finanziaria. Il rapporto tra debito e capitale proprio è sceso nel 2001 a 1.07, a fronte di valori superiori a 1.20 registrati nella seconda parte degli anni ’90.

 

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