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Il processo di digitalizzazione dei distretti italiani - parte 1 - parte 2
di Fabio Ulgiati Referente Osservatorio Economico C.C.I.A.A. Latina

La Digital e Knowledge Economy, sta progressivamente offrendo nuovi orizzonti alla comunicazione ed alla collaborazione interaziendale in ottica di partnership, ai rapporti commerciali della sub-fornitura tra imprese fornitrici ed imprese clienti ed alle attività svolte dai nuovi intermediari dell’informazione.

La quasi totalità delle piccole e medie imprese industriali e, a maggior ragione, quelle radicate all’interno dei distretti industriali, dimostrano però uno scarso entusiasmo verso le nuove soluzioni di business permesse dalla rete.

Partendo dalla considerazione che la piccola e media impresa italiana ha basato il suo successo sulla comunicazione e capacità relazionali all’interno di filiere e sistemi produttivi locali, osserviamo come a tutt’oggi, siano effettivamente scarsi gli investimenti in Information & Communication Tecnology.

I fitti rapporti commerciali presenti all’interno dei distretti infatti, si fondano essenzialmente su strumenti di tipo tradizionale (telefono, fax, riunioni di lavoro) e poco invece sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Il processo di adozione dell’e-business aziendale, ha preso generalmente avvio con una fase iniziale di orientamento generale verso le nuove tecnologie, al fine di sfruttarne le potenzialità, unicamente quale nuovo mezzo di comunicazione pubblicitaria tramite posta elettronica o sito Web adibito però, alla sola presentazione istituzionale dell’azienda ed alla descrizione dei prodotti e servizi da questa offerti.

In un secondo momento, le imprese hanno iniziato a sfruttare le potenzialità della rete, tramite l’attivazione di procedure di ricerca ed acquisto di materie da utilizzare nei propri processi produttivi, ovvero nella realizzazione di transazioni commerciali online, per la vendita dei beni e servizi. Le imprese, soprattutto quelle di grandi dimensioni, forti delle disponibilità economiche, hanno quindi cercato di implementare le prime forme di e-commerce, sfruttando le informazioni acquisite sulla proprie imprese clienti per le strategie di marketing diretto.

La terza ed “ultima” fase, prevede invece un’attivazione fattiva e progressiva, delle piccole e medie imprese nell’integrazione del proprio sistema informativo in una prospettiva di e-business vero e proprio dove, la varie attività della catena del valore, vengono integrate e condivise in rete con i propri partner commerciali, in un ambiente unico e sicuro, dove poter gestire online tutti i processi aziendali.

L’evoluzione di detta fase prevede uno sviluppo dell’innovazione tecnologica e strategica dell’azienda nell’ambito di tutte le attività aziendali visto, che le stesse imprese, cominciano pian piano a comprendere come la virtualizzazione della propria catena del valore, in ottica di impresa estesa ed integrata con i vari partner, permette un’innovazione di processo e di prodotto, quindi un nuovo percorso strategico da portare avanti nel medio-lungo termine per l’ottenimento di indiscutibili vantaggi economici e competitivi, anche in ambito internazionale.

Tale terzo passaggio quindi, permette all’imprese, di apprendere ed utilizzare le effettive necessità e profili comportamentali dei propri clienti, così da arrivare sia ad una produzione mirata e sicuramente più efficace, potendo sfruttare al massimo le logiche del build-to-order (la personalizzazione dell’offerta), sia ad una produzione più efficiente visto che, con lo sfruttamento dei nuovi canali di approvvigionamento (marketplace o comunità commerciali), possono stringere nuovi rapporti di collaborazione, ottenendo riduzioni nei costi relativi alle forniture, riduzioni dei tempi di evasione degli ordini ed una riduzione dei costi associati a tutte quelle attività che, non essendo core, possono essere affidate in outsourcing.

I fattori distintivi e costitutivi di una comunità industriale di tipo virtuale, possono essere individuati nelle “3 C”(1), ossia i servizi che devono essere erogati a favore dei partecipanti, atti a soddisfare ogni esigenza aziendale:


Commerce

Una prima dimensione che permette di esplorare il fenomeno della comunità virtuale, è rappresentata dal servizio di gestione delle transazioni commerciali delle imprese ad essa associate, tramite diverse possibilità di organizzazione degli scambi, a seconda della natura del bene oggetto dello scambio (beni strategici, beni produttivi non strategici ma destinati pur sempre ad entrare nel ciclo produttivo, ovvero beni operativi da utilizzare solamente come input produttivi indiretti, i cosiddetti MRO) e della tipologia d’acquisto (che potrebbe essere occasionale o continuativa nel tempo). Questi scambi, possono avvenire con il metodo dell’asta, dove il compito principale dell’intermediario risiede nell’assicurare l’esistenza delle parti, la qualità della merce ed il regolare svolgimento dell’asta stessa.

Il modello di contrattazione tramite l’asta, viene privilegiato soprattutto negli acquisti speculativi di materie prime (ad esempio l’acciaio) e per i beni cosiddetti commodity, tramite piattaforme che permettono la formazione dinamica del prezzo, online ed in tempo reale;

con il metodo dello scambio, o baratto digitale, le parti hanno la possibilità di visualizzare e confrontare le varie offerte di acquisto e/o vendita, così da scegliere, o meno, la conclusione dell’affare, sulla base dei prezzi formatisi o delle quantità disponibili;

tramite i cataloghi che, differentemente dalle modalità precedenti di tipo dinamico, raccolgono le offerte dei vari fornitori redatte mantenendo i prezzi fissi per un determinato periodo di tempo. La comunità, aggregando le diverse offerte e suddividendole per prodotti, riesce ad assicurare alle imprese una facilità di ricerca, selezione ed acquisto dei prodotti di cui abbisognano. Questa tipologia di gestione della transazione commerciale, si addice soprattutto per gli acquisti compiuti in modo continuato nel tempo, anche se ciò non esclude la possibilità per l’infomediario, di privilegiare, anche in questo caso, sistemi di dynamic pricing.

Affinché l’infomediario riesca a garantirsi una massa critica di partecipanti agli scambi, deve offrire tutta una serie di servizi a valore aggiunto, come gestire completamente il sistema degli ordini, provvedere ad una integrazione dei sistemi gestionali delle imprese partecipanti, garantire alle controparti la sicurezza degli scambi, gestire ed assicurare i flussi logistici, effettuare una certificazione delle merci, assicurare servizi finanziari, ecc. A tal riguardo, è importante sottolineare come l’intermediario possa anche concludere partnership con imprese terze, che offrano tali servizi non strettamente connessi con lo specifico settore in cui opera, attivando così dei processi di outsourcing con altri operatori orizzontali.

Un ulteriore aspetto da non sottovalutare per le imprese buyers, è quello relativo alle possibilità di ottenere delle economie negli approvvigionamenti, in virtù degli acquisti compiuti tramite specifici consorzi digitali d’acquisto. Questo si potrebbe verificare ad esempio negli acquisti di energia elettrica.
Con l’emanazione del decreto Bersani infatti, il Governo italiano ha dato avvio alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, stabilendo inoltre determinate soglie minime di consumo energetico che permetterebbero l’ottenimento di risparmi di costo nell’approvvigionamento.

Ebbene, non potendo le piccole e medie imprese raggiungere tali soglie minime di consumo, una strategia che le stesse potrebbero studiare, oltre quella della costituzione di consorzi “reali”, peraltro già prevista nello stesso decreto, è quella della costituzione di consorzi digitali tramite i quali raggiungere una maggior massa critica di imprese a tal fine interessate, così da ottenere risparmi per tali acquisti. Molte imprese infatti, non appartenendo a tali consorzi, sono di fatto escluse dalla soglia minima e pertanto, trovare online nuovi partner, sfruttando la possibilità di un acquisto congiunto, rappresenta un’opportunità da non sottovalutare.


Content

Il secondo elemento di differenziazione delle comunità virtuali commerciali rispetto alle altre tipologie di intermediari, è rappresentato dal contenuto dei servizi informativi specifici che vengono offerti alle imprese. Affinché il network digitale di imprese creato costituisca una vera e propria comunità, occorre che l’intermediario attivi luoghi di incontro, dialogo, dibattito ed approfondimento, così da offrire alle imprese un ambito di cooperazione ove studiare progetti, iniziative e strategie comuni. La predisposizione di tali contenuti, evidenzia il ruolo della comunità da intendere non solo quale broker informativo, ma anche come governo del processo di raccolta, selezione e diffusione di informazioni e dati ad altissimo valore aggiunto, utili per i membri e di stimolo per i nuovi partecipanti.

L’offerta di tale servizio, è infatti fondamentale per creare massa critica di imprese clienti (si spera inoltre che le stesse imprese, si trasformino da semplice utenza occasionale in impresa effettivamente partecipante).

L’impresa quindi, ottiene notevoli vantaggi, riuscendo di fatto ad acquisire molte informazioni relative sia all’ambiente specifico in cui opera, che in relazione ai prodotti atti a soddisfare le proprie esigenze e questo, ancor più, quando le suddette informazioni sono state preventivamente selezionate, catalogate e certificate da un operatore qualificato.

La comunità, attiva inoltre delle news di settore riferite non solo ai prodotti, ma anche, ad esempio, alle informazioni e comunicati stampa emessi dalle aziende stesse, così da permettere a tutte le altre imprese, interessate a forme di partnership, di essere continuamente aggiornate sull’evoluzione delle attività che possono offrire nuovi vantaggi al proprio business.

Nello spazio riservato alle news, vengono inoltre somministrate alle imprese, informazioni relative ad esempio alle possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per progetti specifici, le principali normative fiscali e legali dei diversi Paesi in cui possono andare ad operare e servizi di traduzioni online. Sono inoltre previsti, abbonamenti a riviste di settore specializzate, informazioni sulla possibilità di partecipare e/o prenotare un proprio spazio pubblicitario nelle fiere che periodicamente vengono organizzate e la disponibilità online, tramite videoconferenza, di convegni e seminari, così da permettere ai manager di imprese distanti geograficamente, di poter seguire virtualmente i lavori stessi.

Tale servizio, offre quindi una sorta di formazione professionale atta ad accrescere gli skill aziendali e garantire, in definitiva, una migliore e più completa comprensione della nuova visione strategica della mission aziendale. L’impresa, trova nell’infomediario un partner di fiducia, un punto di riferimento del quale non saprà più fare a meno, visti i notevoli vantaggi di tempo e costo risparmiati nella ricerca e valutazione dei fornitori, partner e merci e/o servizi di cui abbisogna.

L’infomediario però, per assicurare un elevato livello del proprio servizio di content, deve costantemente aggiornare le informazioni presenti nel sito, valorizzando quanto più possibile, in termini costruttivi, gli scambi di vedute che potrebbero nascere tra i vari partecipanti negli spazi appositamente creati. Perché una comunità sia effettivamente tale, occorre, in definitiva, un coinvolgimento pieno degli utenti che presentino esigenze specifiche e complementari, alimentate non solo nei forum e negli spazi di discussione di tipo virtuale, ma anche in occasione di seminari e fiere dove le imprese possano ritrovarsi per discutere face to face dei risultati ottenuti dal partecipare alla comunità stessa, creando quell’effetto network, utile a coinvolgere nuove imprese nel progetto di collaborazione online.


Community

Il terzo fattore critico per il successo della comunità ed il vantaggio dei partecipanti, è la capacità dell’infomediario di creare intorno alla propria iniziativa di intermediazione, una pluralità di attori che sia la più ampia possibile.

Il raggiungimento di tale massa critica di imprese clienti, avviene tramite diversi step, dove un primo livello è costituito dall’acquisizione del maggior numero possibile di imprese partecipanti, il successivo è la trasformazione delle stesse in attori disposti ad una piena condivisione di informazioni ad alto valore aggiunto, fino alla creazione di un circolo virtuoso, dove altre imprese possano essere attratte dalla presenza di un numero consistente di fornitori o imprese acquirenti qualificate, che sappiano offrire vantaggi competitivi da tale scambio di conoscenza.

I partecipanti al forum infatti, hanno la possibilità, ad esempio, di ottenere informazioni sulle esperienze vissute dalle altre imprese nell’utilizzo di determinati prodotti, ovvero nella conclusione di accordi di collaborazione, così da poter essere guidate e consigliate nella scelta di partner o di prodotti specifici.

I commenti rilasciati dalle imprese utilizzatrici negli spazi di discussione, costituiscono una fonte economica molto importante per le aziende fornitrici in quanto, in virtù degli stessi (il cosiddetto feed back), possono in real time approntare dei correttivi alla propria produzione e quindi, considerare tale spazio, quasi come un’area test da cui ottenere linee giuda essenziali per lo sviluppo delle future produzioni.

Il servizio di community, rappresenta quindi il vero e proprio spazio virtuale dedicato al confronto ed alla discussione collettiva tra imprese partecipanti. Tramite la comunità, le imprese di più piccole dimensioni, possono così ottenere un proprio spazio di visibilità, il cosiddetto account, tramite la creazione di una propria pagina web all’interno della comunità stessa. L’impresa cliente, ottiene dall’intermediario, indicazioni utili per la descrizione dell’attività svolta, per i contenuti di comunicazione e di reverse marketing, così da creare politiche di marketing basate su considerazioni e giudizi espressi dalle altre imprese-clienti della comunità.

In tal modo, si concretizzano messaggi veri e propri di marketing diretto, aspetto critico questo per tutte quelle piccole imprese che, come visto nei precedenti paragrafi, non disponendo di budget idonei, non potrebbero perseguire operazioni pubblicitarie utili ad incrementare la propria visibilità.

Tramite i database dell’intermediario infatti, le aziende operanti in un settore economico specifico, possono facilmente entrare in contatto fra loro, sino ad attivare transazioni in un ambiente del tutto sicuro, sia sotto un punto di vista legato alla sicurezza delle transazioni, sia sotto un punto di vista legato alla serietà e professionalità degli operatori, in virtù di quell’attività di reporting attivata dalla comunità.

Con gli spazi dedicati alla discussione quindi, le imprese possono consolidare la conoscenza reciproca, incrementare lo scambio di detta conoscenza e sviluppare le premesse per una loro fattiva collaborazione. Un’impresa, potrebbe ad esempio lanciare in rete un’ipotesi di progetto di un nuovo prodotto o processo e trovare poi altre imprese che, interessate all’iniziativa, aderiscano allo stesso.

L’attività di profiling, è quindi finalizzata alla creazione di un database utile per la comprensione dei comportamenti d’acquisto e di consumo delle diverse imprese, così da permettere ad ognuna di esse, di raccogliere informazioni sui possibili bisogni che possono andare a soddisfare, ricreando le condizioni ottimali per favorire relazioni e collaborazioni online più idonee (si accresce così il livello di customer satisfaction).

Questa, è in definitiva, la replica online del contesto di funzionamento di un distretto produttivo, dove però l’elemento di aggregazione, non è più determinato esclusivamente da un territorio o da una cultura comune, ma dal fatto di appartenere al medesimo ambiente sociale ed economico e dove le stesse imprese presentano esigenze ed aspettative comuni, a prescindere quindi dal contesto fisico e dai linguaggi di riferimento.

In tal modo, anche le tanto blasonate economie di aggregazione, tra le principali fonti di vantaggi competitivi del distretto, determinate dalla concentrazione delle imprese in un luogo fisico limitato, possono così essere ugualmente ottenute dalle aziende partecipanti alla comunità la quale, si adopererà anche per la formazione di un mercato del lavoro specifico per il settore di riferimento, realizzando col tempo anche delle infrastrutture digitali dedicate. All’interno di dette comunità, si vengono infatti a creare le premesse per la costruzione di spazi appositamente dedicati alla formazione professionale del personale aziendale.

Nelle imprese tradizionali, solitamente, la formazione e riqualificazione del personale, viene effettuata all’esterno del luogo di lavoro e non sul “campo”. In questo contesto però, la formazione professionale, non sempre risulta efficace in quanto viene ad essere separato il momento cognitivo da quello operativo e dove, il passaggio dalla formazione teorica alla sua applicazione pratica, non sempre garantisce i risultati sperati. Nell’economia attuale, le piccole e medie imprese, per risultare competitive, come abbiamo già avuto modo di rilevare, sono necessariamente portate a perseguire una continua riduzione del proprio time to market e, quindi, investire ingenti risorse in processi di continua innovazione. Ebbene, tramite le comunità verticali, le imprese possono garantire a tutto il personale aziendale una partecipazione attiva a questi processi di apprendimento dove, le nuove competenze potranno da subito essere applicate al contesto reale, essendo qui il processo cognitivo collegato direttamente a quello operativo, senza soluzione di discontinuità fra mondo del lavoro e quello di formazione. Si crea quindi una vera e propria sovrapposizione di attività formativa ed operativa, dove i lavoratori divengono, essi stessi, soggetti pro-attivi del proprio apprendimento. Questo, non farà altro che incrementare le possibilità di partenariato fra diverse entità economiche sulla base di una nuova e migliore condivisione di cultura e linguaggi condivisi in tali spazi di cooperazione economica digitale innovativa.

Una strategia a tal fine molto importante, che le comunità verticali possono e devono perseguire, è rappresentata dalla conclusione di partenariati con fornitori di innovazioni, come Enti di ricerca di settore ed Università, con cui sviluppare nuovi processi di Ricerca e Sviluppo, assicurando così informazioni alle imprese partecipanti, che non avrebbero avuto modo di ottenere se le ricerche fossero state condotte autonomamente, se non a costi proibitivi.

(continua - parte 2)

_____________________
(1) DI MARIA Eleonora, in “Distretti industriali e tecnologie di rete: progettare la convergenza”, a cura di MICELLI Stefano e DI MARIA Eleonora, Franco Angeli 2000, pp.148-158

 

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