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Cambia Internet, evolve l'e-Business
per concessione di INTERNET WORLD www.iwmag.it
Internet costringe le imprese ad una continua rincorsa. I modelli di business non fanno in tempo ad imporsi che subito cambiano le
condizioni che li avevano prodotti. Francesco Proto ci dà un quadro complessivo della situazione
Nuove modalità di fruizione della rete
Il successo di siti come Napster www.napster.com ha
dimostrato che Internet non è soltanto un archivio di informazioni, ma, soprattutto, uno strumento libero di comunicazione. Gli utenti possono scambiarsi files senza
dover necessariamente passare da un server centrale, ovvero da un sito.
Questa nuova modalità, definita “peer to peer” (“punto a
punto”, ma anche da “pari a pari”) funziona sul principio della condivisione delle risorse (file sharing) e apre tutta una serie di nuove prospettive sull’uso del Web.
Un utente invia la richiesta di un file (ping) che viene inoltrata ai computer accesi vicini. Se non sono in grado di far fronte a questa richiesta, la inviano a loro volta ad altri
computer vicini, fino a quando uno di questi che lo possiede risponde inviando sullo stesso percorso a ritroso l’esito positivo (pong). A quel punto si imposta una connessione
diretta tra questo e il computer di destinazione sul quale viene scaricato il file richiesto.
Come noto, le grandi multinazionali dell'entertainment hanno
inizialmente osteggiato lo sviluppo di questo tipo di programmi perché preoccupate di perdere i loro diritti di
copyright, ma hanno finito poi per acquistarli per distribuire a pagamento i loro contenuti. Un caso a parte è rappresentato da Gnutella www.gnutella.com, programma creato da Justin Frankel, per lo scambio di qualsiasi
tipo di file. Prima ancora che fosse diffuso, la Time Warner ha tentato di bloccarne la pubblicazione, ma i sorgenti furono resi pubblici prima della loro censura definitiva.
Il successo del peer-to-peer ha portato anche alcune grandi aziende informatiche, come Intel per esempio, a
promuovere la ricerca sui protocolli di comunicazione e di interoperabilità con il “Peer to Peer working group” www.peer-to-peerwg.org. La condivisione di files può non essere necessariamente aperta e free. Esiste,
infatti, una modalità di condivisione chiusa, utilizzata soprattutto in ambito business. Ad inventarla è stato il creatore di Lotus, Ray Ozzie, che ha realizzato il programma Groove www.groove.com, utile non soltanto a
condividere file, ma anche a lavorare contemporaneamente sugli stessi file, comunicando attraverso funzioni di instant messaging.
Content on-demand
La trasformazione di Napster da distributore di musica free a musica a pagamento rappresenta un esempio di come sia possibile pagare per piccoli contenuti
richiesti (file Mp3) piuttosto sia per grandi pacchetti di contenuti (un intero Cd). E’ un po’ quello che accade con il videoon- demand della televisione digitale. Si paga
il film richiesto e non l’intero canone ad un canale digitale.
Su Internet si creeranno presto i presupposti per la distribuzione di servizi isolati, grazie a nuove forme di
micropagamento. Con la frammentazione dell’offerta di prodotti e servizi, inoltre, miglioreranno anche le
potenzialità di profilazione del client. Sarà possibile, cioè, capire con esattezza quali sono i suoi gusti, le sue
esigenze, i tempi di acquisto e, di conseguenza, si potrà tagliare su misura l’offerta commerciale. Un passo oltre il direct marketing. Si tratta di marketing targettizzato sull’individuo.
Micropagamento
Con micropagamanto si intendono transazioni economiche con acquisti di costo basso, un file Mp3, per esempio, o la traduzione di un documento. Fino ad oggi questo tipo di transazioni erano piuttosto onerose,
persino di più del costo stesso del bene/servizio acquistato, indipendentemente dalle modalità di pagamento,
come moneta e assegni elettronici, smart card e carte di credito. D’altra parte, i pagamenti piccoli hanno un
livello di sicurezza maggiore che preserva le parti da eventuali frodi in modo incoraggiando gli utenti ad usufruire di tale servizio.
Convergenza, pervasività e localizzazione
Tra non molti anni (intorno al 2010 secondo una ricerca del Gruppo Gartner dell’ottobre scorso) si potrà
accedere a Internet praticamente da ovunque e da molti devices diversi. Si realizzerà la completa convergenza intorno ad un unico network basato su rete IP.
Probabilmente si useranno i computer solo per le operazioni più complesse, ma per la semplice consultazione
basterà il telefonino, la televisione, o persino un semplice elettrodomestico. Già da qualche anno anche in Italia sono partiti i primi servizi di Web Tv, con Freedomland www.freedomland.it e Playweb di Telecom www.playweb.com, che consentono di navigare in Rete dalla propria televisione attraverso un set-top-box
simile a quello usato nei canali televisivi a pagamento.
Le iniziative però non hanno avuto il successo sperato perché, nonostante fosse prevedibile un’ampia
diffusione vista la presenza della televisione in quasi tutte le case degli italiani, di fatti è piuttosto scomodo visualizzare i testi di Internet sullo schermo televisivo
che ha una bassissima definizione rispetto ad un monitor dei Pc. La navigazione via tv sarà notevolmente più comoda soltanto con i televisori digitali, con i quali il video-ondemand sarà finalmente realizzabile.
Già oggi gli abbonati alla banda larga di Fastweb www.fastweb.it, oltre al telefono e Internet, possono noleggiare un film direttamente dalla console di casa. La richiesta arriva al server centrale rende disponibile
quel film all’utente per alcune ore e alla fine del mese, il costo viene semplicemente addebitato sulla bolletta
telefonica di Fastweb. Con questo genere di operazioni e l’imminente arrivo di numerosi canali digitali ci sarà una sempre maggiore segmentazione dell’offerta di contenut
i che avrà forti ripercussioni sulla targettizzazione pubblicitaria. In altre parole, se si sta guardando un documentario su una meta turistica, è
probabile che ci sarà l’offerta di agenzie di viaggio proprio su quella destinazione.
La televisione digitale sarà inoltre interattiva perché permetterà di fare immediatamente acquisti online o
più semplicemente comunicare il gradimento o partecipare a giochi a premi. Si tratta di un’opportunità davvero golosa per inserzionisti e produttori di contenuti. Per un approfondimento vedere il sito www.web-television.tv.
Anche la casa sta diventando completamente automatizzata e si possono gestire le funzioni degli
elettrodomestici, dell’illuminazione e degli impianti di sicurezza non solo dalle centraline di controllo, ma anche
da un sito Internet o dal cellulare. Si può vedere quello che accade dentro la casa da Internet, attraverso le telecamere poste nelle varie stanze, o, molto più semplicemente, si può attivare il forno con un sms.
In Italia la “domotica” ha riscosso un grande interesse dalle grandi aziende che producono elettrodomestici. La Merloni www.merloni.it, per esempio, ha creato persino un interfaccia per il controllo di tutte le funzioni
della casa: Leon@rdo, un monitor con touch screen, collegato a Internet agli altri elettrodomestici per mezzo della linea elettrica. Altre aziende coinvolte nella domotica sono Zanussi www.zanussi.it, Domustech Olivetti www.domustech.it, Siemens www.siemens.it e Whirlpool www.whirlpool.it. Esiste anche un portale che
raccoglie le iniziative del settore www.domotica.it.
La navigazione wireless in Rete si arricchirà, inoltre, della localizzazione, ovvero della possibilità di
individuare esattamente e in qualsiasi momento il luogo da cui ci si sta connettendo e, di conseguenza, si apriranno tutta una serie di nuovi servizi di informazione e di commercio elettronico, come,
per esempio, prenotare stanze in albergo, trovare il ristorante più vicino, ma anche servizi di telesoccorso.
Tutto questo potrebbe diventare realtà presto con i nuovi telefonini Gprs, che garantiscono una velocità dai 18 ai 50 kbit/s, ovvero fino a 6 volte più veloce dei GSM (9.6 kbit/s).
I sistemi di localizzazione interessano molto anche l’industria automobilistica, che già negli Stati Uniti propone
ai consumatori auto superaccessoriate con sistema di localizzazione Gps (già usato per esempio dagli antifurti
di Viasat) e connessione a Internet. Sono già in fase avanzata di studio sistemi di riconoscimento vocale per
richiedere notizie al Web senza togliere le mani dal volante. In questo modo sarà possibile cercare, per esempio, il percorso migliore a seconda delle condizioni di traffico, oppure seguire una videoconferenza,
scaricare file Mp3, investire in Borsa, oltre che fare le operazioni più semplici di invio/ricezione di e-mail o fax.
Per i più piccoli poi, già oggi, alcune grandi case (Mercedes, Bmw e Ford) propongono su alcuni modelli di alto profilo terminali sul retro dei poggiatesta per visualizzare videogiochi online.
A rendere questo tipo di servizi più agili e sicuri sarà poi la possibilità di pagare con carte prepagate, come
per esempio OMNIpay, valida per fare acquisti sul Web senza dare il numero della carta di credito www.omnipay.omnitelvodafone.it.
Tutta la rete Internet diventerà così una sorta di Pos elettronico, il sistema di telepagamento che ci permette di usare bancomat e carte di credito in quasi tutti i negozi.
Portabilità
Di pari passo con la progressione della convergenza digitale, si pone con urgenza il problema della
comunicazione tra i vari device. Non tanto per la trasmissione dati, affidata al cavo o al wireless tramite
onde radio (con lo standard Bluetooth, per esempio) o laser, quanto per l’interoperabilità dei sistemi operativi.
La stessa Microsoft si è posta questo problema progettando Windows CE, un sistema operativo per i palmari e
i portatili, compatibile anche con la Web TV, lo SmartPhone e con molti altri elettrodomestici intelligenti.
La necessità di uno stesso ambiente operativo è solo uno dei tanti aspetti del concetto di portabilità, ovvero
la capacità di un prodotto software di essere trasportato da un ambiente a un altro, magari diverso da quello per cui è stato in origine progettato. In senso esteso si fa riferimento con questo termine anche alla
possibilità di portare sistemi, codici e identificativi da un mezzo all’altro.
Avrebbe poco senso infatti potersi collegare a Internet dal telefonino e non essere poi in grado di leggere un allegato .doc.
ERP, E-Procurement, ASP, CRM
Negli ultimi anni la presenza di Internet nel business sta trasformando sempre di più non solo la comunicazione
tra aziende, ma anche i processi interni aziendali. Per questa ragione si tende sempre di più a parlare di Erp (Enterprise Resource Planning
), ovvero di pianificazione integrata, piuttosto che di semplice gestione aziendale.
L’e-procurement, per esempio, permette l’attività automatizzata di acquisto dei materiali diretti, ovvero
quelli che alimentano i cicli produttivi aziendali (materie prime, componenti, semilavorati, ecc.), di competenza
del “supply chain management” (Scm), e di quelli indiretti (cancelleria, carta per fotocopiatrici, pezzi di
ricambio, ecc.) mediante supporti elettronici e comporta anche una diversa gestione manageriale dell’azienda.
Il manager sceglie il catalogo di una serie di fornitori e li mette a disposizione degli addetti responsabili degli
ordini, creando così un contatto diretto che permette di ridurre i tempi necessari a completare le operazioni (time to market).
Il risparmio che ne deriva
si deve alla possibilità di individuazione dei prezzi più convenienti e alla diminuzione degli intermediari e dello staff acquisti.
L’e-procurement ha trovato finora uno sviluppo limitato non solo per gli alti costi di avviamento delle infrastrutture tecnologiche, ma anche per le barriere poste dagli addetti nei confronti dell’innovazione e
dell’automazione, che apparentemente sembra privarli di funzioni, anche se in realtà queste semplicemente cambiano e non si riducono.
Secondo una recente ricerca del Gruppo Accenture www.accenture.com, in due casi su tre i progetti di
e-procurement sono ancora in una fase pilota e saranno a regime tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003.
Lo strumento preferito dalle aziende è il marketplace elettronico
(73%), di cui si apprezza soprattutto l'opportunità della trattativa d'asta (71%). Mentre le PMI lo scelgono perché permette di incontrare altre aziende senza ingenti investimenti
, le aziende più grandi decidono spesso di creare un proprio mercato.
Paradossalmente, nonostante l’e-procurement rappresenti un’opportunità proprio per le realtà imprenditoriali
più piccole (che possono consorziarsi e coordinarsi per fare acquisti ingenti che da sole non potrebbero fare o
anche solo per collaborare con la logistica) sembra che il trend favorisca quelle più grandi che hanno una maggiore forza di mercato e capacità di investimento.
In ambito e-procurement, così come in quello Erp o e-commerce, si sta diffondendo sempre di più la modalità
di servizio in Asp (Application Service Provisioning), secondo la quale l’azienda si affida ad una società di
consulenza informatica esterna (il processo si chiama esternalizzazione), noleggiando da essa l’infrastruttura hardware e software. In questo modo, deve pagare solo il servizio effettivamente erogato (il numero di
transazioni, per esempio) e non tutto il pacchetto software e i computer. Di contro, le informazioni che riguardano l’azienda restano fisicamente dentro le macchine dell’Asp, creando così un senso di mancato
controllo che ancora crea una certa diffidenza per questa modalità. Altro vantaggio dell’Asp è quello di poter
consultare i propri dati aziendali non solo dall’azienda, ma da qualsiasi postazione o device collegato a Internet.
Spesso i dati sono organizzati secondo una certa gerarchia per essere letti a seconda del livello manageriale e
delle competenze su di essi. Per migliorare i processi interni ed esterni, si possono rendere persino disponibili i
dati alle aziende partner, ai fornitori (che possono essere autorizzati a rifornire di materie prime secondo certi parametri) e alle aziende clienti (interessate alla disponibilità di magazzino).
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