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10 Regole per rendere la comunicazione del sito efficacie
di Giancarlo Livraghi
www.gandalf.it

Dieci criteri e tre concetti

Quando tre anni fa, per la prima volta, avevo definito questi concetti, mi chiedevo se dopo un anno o due li avrei cambiati. Da tutte le verifiche che ho potuto fare nel frattempo, mi sembra di capire che sono ancora validi. Un’ennesima prova del fatto che le situazioni cambiano, ma i concetti strategici no; specialmente se sono basati sulle relazioni e sul comportamento umano, non sulle tecnologie o sugli strumenti.

I Rispettate l’intelligenza dei vostri interlocutori. Il modo più rapido per farsi nemici gli utenti della rete è trattarli da stupidi.

II – Se non avete un’idea precisa su come la rete si adatta alle vostre esigenze, non affacciatevi con proposte generiche. Aprite un osservatorio per imparare.

III – Non pensate mai alla rete come un sistema di macchine, tecnologie e protocolli. Consideratela sempre e solo come una comunità umana.

IV – Non fidatevi mai delle tecnologie. Scegliete sempre le soluzioni più semplici e impostate ogni progetto in modo che non sia dipendente dalle soluzioni tecniche.

VNon fate spamming. Qualsiasi risultato che possiate ttenere in quel modo è una vittoria di Pirro.

VI Imparate la cultura della rete e la netiquette : prima di muoversi in un ambiente è meglio conoscerne gli usi e i costumi.

VII – Prima di pensare alla cosa più ovvia, un sito web, analizzate con attenzione tutte le altre possibilità che la rete vi offre.

VIIINon mettete una pagina nella rete se non avete un’idea chiara di chi è la persona che dovrebbe leggerla e di che cosa quella persona considera interessante.

IX Non riempite le vostre pagine di orpelli, fronzoli, giochi, aggettivi, effetti, suggestioni; né di complessità tecniche o strutturali che fanno perdere tempo e possono provocare problemi. Chi viene a cercarvi in rete vuole informazioni chiare e precise – e non ha tempo da perdere.

XSe dovete (o volete) avere un vostro sito, tenetelo vivo. Se non siete in grado di aggiornarlo e rinnovarlo continuamente, non apritelo; o almeno non abbiate troppa fretta di farlo conoscere a mezzo mondo.

Soprattutto... armatevi di pazienza e di costanza. Fare marketing in rete non significa vendere un singolo prodotto o servizio, ma costruire rapporti duraturi. Il valore più grande è la fiducia del cliente. Bisogna saperla conquistare, dedicandogli molta attenzione; e conservarla non tradendo mai le sue aspettative.

Un principio fondamentale: vivere la rete

Se dovessi riassumere tutto in un concetto, direi che c’è un solo modo per conoscere e capire la rete: frequentarla. E continuare a farlo, perché si evolve continuamente.

Chi svolge un’attività indipendente, o vuole crescere all’interno di un’organizzazione, o sta per affacciarsi al mondo del lavoro, può trarre grandi vantaggi da un uso "esperto" della rete. Ma esperti non si diventa per indottrinamento; la pratica personale dei molti percorsi che la rete offre è insostituibile.

Chi dirige un’impresa, o un gruppo di lavoro, e non ha il tempo né la voglia di esplorare personalmente l’internet, scelga una persona intelligente, o un gruppo di persone con cui ha un buon dialogo personale (quella che gli americani chiamano chemistry), che abbia un’insaziabile curiosità, una forte carica umana e un desiderio spontaneo di "vivere in rete". E se ne serva per verificare ogni progetto ed ogni attività della sua impresa in rete. Credo che sia meglio se in questo "gruppo ristretto" c’è qualche persona esterna all’impresa, che possa osservare le cose dal punto di vista di chi sta dall’altro lato della relazione.

Capire e farci capire

In ogni forma di comunicazione umana è fondamentale esprimersi in modo chiaro e comprensibile e "metterci nei panni" dei nostri interlocutori. Questo diventa ancora più importante nella rete; l’orizzonte si estende, entriamo in contatto con persone che non solo parlano lingue diverse ma hanno un diverso modo di pensare. Gli studiosi della conoscenza insegnano che se il modo in cui ci si esprime non è chiaro e "di facile comprensione" vuol dire che il pensiero è oscuro e confuso.

Per esempio Karl Popper in The Open Society and Its Enemies (1966) diceva:
«Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile che scrivere difficile. Chi abusa di paroloni tenta di impressionarci con poche idee e molte parole. Non è davvero andato alla scuola di Socrate».

Per comunicare efficacemente in rete occorre molta chiarezza di idee e una costante volontà di ascoltare, imparare e adattarci alle prospettive degli "altri".

La turbolenza come risorsa

Nei fenomeni nuovi, c’è molta discontinuità. Diceva brillantemente, quasi vent’anni fa, John Naisbitt in Megatrends: «The gee–whiz futurists are always wrong because they believe technological innovation travels in a straight line. It doesn’t. It weaves and bobs and lurches and sputters».

Questa frase non è facilmente traducibile. Significa, press’a poco: «I futurologi del sensazionale sbagliano sempre, perché credono che l’innovazione tecnologica proceda in linea retta. Non lo fa. Oscilla, rimbalza, sbanda e traballa».

La rete non è un fenomeno unitario. Se analizzassimo il mercato di un elettrodomestico, o il consumo della nutella, o la diffusione degli zainetti fra gli studenti, vedremmo sviluppi coerenti e in buona parte prevedibili. Ma si tratta di fenomeni definibili in base a un unico, specifico comportamento umano. La rete invece è la somma di un’infinità di fenomeni e comportamenti diversi, che si incrociano e si sovrappongono. La somma e l’intreccio inestricabile delle curve difficilmente daranno luogo a un andamento coerente. L’unica cosa che possiamo aspettarci con un ragionevole livello di credibilità è che il fenomeno continuerà a crescere; e lo farà in modo discontinuo, con accelerazioni e rallentamenti.

Tutto ciò non riguarda solo la rete in generale, ma influisce anche sull’attività specifica di ognuno di noi (persona o impresa). Perciò è importante la flessibilità, per adattarsi alle circostanze e per cogliere le nuove occasioni che molto probabilmente il sistema ci offrirà – ma è difficile prevedere dove, come o quando.

Questo fatto, fra l’altro, influisce sui criteri di scelta e di addestramento per le persone destinate a occuparsi dell’attività di un’impresa in rete. Chi ha una visione prevalentemente tecnologica, o una tendenza alla routine, difficilmente potrà tenere il passo del cambiamento e, al tempo stesso, individuare i valori di continuità (che, come non mi stancherò mai di ripetere, non sono tecnici ma umani). Le persone più adatte a questo compito sono quelle che hanno una buona formazione umanistica, capacità intuitiva, un forte interesse per i rapporti umani, un’inguaribile curiosità e una "bassa soglia di noia" – cioè si stancano facilmente della continuità e della ripetizione ma, proprio per questo, resistono meglio allo stress del continuo cambiamento. 

Non credo molto nei sistemi di regole, e tanto meno nei “decaloghi”, anche se mi sono azzardato a riassumere in dieci criteri (a lato) quelli che mi sembrano i concetti fondamentali di un’efficace attività d’impresa in rete.

Ritorno volentieri a citare uno dei miei autori preferiti, Gerry McGovern, che il 26 giugno 2000 ha pubblicato un interessante articolo:Over-promising, under-delivering. Il rischio dell’ overpromise, cioè di promesse esagerate che non si è in grado di mantenere, è un problema serio anche nel marketing tradizionale. Ma, come osserva McGovern, è ancora più pericoloso nel caso dell’internet.

Vendere nell’internet significa fare promesse. Se incontrate un potenziale acquirente in un mercato di campagna non ha senso promettergli bestiame fantastico perché può vedere subito se le vostre bestie sono fantastiche o no. Ma quando descrivete un prodotto o un servizio in un sito web è facile lasciarsi scappare affermazioni come “facile da usare”, “innovativo”, “unico”, “senza problemi”, “assistenza completa” o “fantastico”.

Un problema grave nell’economia internet è che si promette troppo in parole e si mantiene troppo poco nei fatti. Se non riusciamo a domare la tendenza selvaggia all’esagerazione e alle false promesse, i nostri clienti diventeranno sempre più diffidenti e scettici sulle informazioni che trovano online. Se la credibilità di ciò che si dice nell’internet degrada, l’intera funzione e utilità della rete perde valore.

So di ripetere l’ovvio: la funzione dell’internet è dare informazioni. La prima cosa che mi chiedo istintivamente quando visito un sito web è se posso fidarmi delle informazioni che mi dà. Spesso è difficile capirlo e probabilmente questo è uno dei motivi per cui visito pochissimi siti nuovi. Preferisco ritornare a quelli che conosco e di cui mi fido.

Quando arrivo su un sito nuovo sono molto scettico. Leggo con attenzione; bado al tono, allo stile e all’equilibrio. Sto cercando fatti e ho l’impressione che mi si facciano troppe promesse. Se leggo che il prodotto ha qualche limite, ho un’impressione positiva. Se il sito è sincero nel dirmi quali sono i limiti di ciò che offre, posso sperare che ne descriva correttamente le qualità.

Ecco dieci regole che dovremmo seguire quando scriviamo per l’internet.

  1. Siate onesti. Non lasciatevi trascinare dall’esagerazione. Se non potete consegnare davvero in 24 ore, non ditelo.
  2. Siate semplici, chiari e precisi. Il tempo è la risorsa più scarsa, perciò non usare cinque frasi quando ne basta una. Evitate il gergo. I lettori sono già abbastanza confusi da terminologie poco comprensibili.
  3. Spiegate chiaramente la vostra offerta. Che cosa, esattamente, state cercando di vendere?
  4. Informateli dei limiti e delle debolezze del vostro prodotto.
  5. Date indicazioni precise su che cosa fare e come. Percorsi semplici e chiari. Se qualcuno è interessato a ciò che offrite, come fa a comprarlo?
  6. Dite subito quali sono i clienti che non potete servire. Una delle cose che trovo più frustranti è scoprire all’ultimo momento che non consegnano in Irlanda.
  7. Leggete, rileggete, correggete, tagliate. Non c’è mai stato un testo che non si potesse migliorare accorciandolo.
  8. Date i particolari. Se hanno voglia di sapere di più su una particolare caratteristica di un prodotto, metteteli in grado di farlo. (L’ipertesto è fatto apposta).
  9. Scrivete per essere letti direttamente. Evitate che il cliente debba scaricare documenti word, powerpoint o pdf.
  10. Se volete creare “10 regole” e ne avete solo 9, fermatevi a 9.

Il fatto è che pochi sanno scrivere bene in generale, e pochissimi sanno scrivere bene per la rete. Per scrivere in modo efficace e gradevole occorre tempo, impegno, pazienza, esperienza e una forte autocritica.

Una verifica altrettanto attenta e severa è necessaria per la struttura del sito e per l’organizzazione dell’architettura “ipertestuale”. Soprattutto bisogna sapersi mettere nei panni di chi legge. Questo è il segreto della “usabilità” dei siti web, di cui oggi si parla tanto ma che si pratica ancora troppo poco.

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