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La sfida dell'accessibilità di Maurizio Boscarol
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LINEE GUIDA ACCESSIBILITA’ di Andrea Cappello
Rendere un sito accessibile e rendere i
contenuti Web più facilmente fruibili
da tutti gli utenti sta diventando un’operazione importante soprattutto per i siti con molti contenuti. Il conformarsi alle linee guida internazionali consentirà agli utenti di reperire sul Web informazioni in maniera più veloce
Le WAI ci propone delle linee guida.
- Fornire alternative equivalenti al contenuto audio e visivo.
- Non fare affidamento sul solo colore.
- Usare marcatori e fogli di stile e farlo in modo appropriato.
- Chiarire l'uso di linguaggi naturali.
- Creare tabelle che si trasformino in maniera elegante.
- Assicurarsi che le pagine che danno spazio a nuove tecnologie si trasformino in maniera elegante.
- Assicurarsi che l'utente possa tenere sotto controllo i cambiamenti di contenuto nel corso del tempo.
- Assicurare l'accessibilità diretta delle interfacce utente incorporate.
- Progettare per garantire l'indipendenza da dispositivo.
- Usare soluzioni provvisorie.
- Usare le tecnologie e le raccomandazioni del W3C.
- Fornire informazione per la contestualizzazione e l'orientamento.
- Fornire chiari meccanismi di navigazione.
- Assicurarsi che i documenti siano chiari e semplici.
Per leggere i contenuti completi in italiano
delle linee guida: http://www.aib.it/aib/cwai/WAI-trad.htm
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E' dunque giunto il momento anche in Italia di confrontarsi con il delicato tema dell'accessibilità dei siti web
. Come già accaduto negli Stati Uniti, anche in Italia il Governo, per voce del Ministero della Funzione Pubblica, ha emanato una direttiva per la costruzione dei siti web delle
amministrazioni pubbliche.
E' soltanto una direttiva e non una legge, ma c'è
da scommettere che se verrà recepita creerà non poco sconquasso. Il documento invita tutte le pubbliche amministrazioni a considerare il ruolo di Internet come strumento comunicativo sia interno
sia con l'esterno, e ne sottolinea il valore strumentale di "tecnologia distribuita".
Alla luce di queste considerazioni, esorta chi realizza i siti delle PA a rispettare le norme di:
Usabilità, intesa come buona
organizzazione dei contenuti e della navigazione.
Accessibilità, ovvero la possibilità di
rendere accessibile i contenuti dei siti ad utenti disabili o con dotazioni tecnologiche ristrette.
Se l'usabilità è genericamente un tema già da tempo all'attenzione di chi realizza siti (o
almeno dei più seri fra essi), le raccomandazioni sull'accessibilità tengono in questo caso conto dei documenti conclusivi della Conferenza Ministeriale di Lisbona dell'Unione Europea del 20 Marzo 2000 e
della conferenza Ministeriale di Feira del 19 e 20 giugno 2000, nonché, naturalmente, delle tecniche per rendere i contenuti web accessibili stabilite dal WAI(Web Accessibility Initiative), gruppo di lavoro
del W3C.
Il documento ministeriale riassume le linee guida in 10 punti, recependo di fatto in maniera sintetica le 14 linee guida del WAI, e invita le Pubbliche
Amministrazioni e chi collabora alla realizzazione dei siti (e dunque le agenzie esterne) a mettersi in regola entro i prossimi mesi!!
Diciamo subito che la direttiva ha delle carenze evidenti. Non solo sintetizza troppo le norme WAI, ma ne tralascia in pratica i due aspetti migliori:
1. L'insieme di linee guida di ausilio ai progettisti: ovvero, in poche parole, un'appendice indispensabile
per spiegare a chi realizza i siti come fare per rispettare in pratica i criteri di accessibilità. In assenza di queste linee guida, è prevedibile che nasceranno numerose e difformi interpretazioni dei principi.
Naturalmente, è possibile fare riferimento ai documenti del WAI, ma questo riferimento non è previsto esplicitamente.
2. L'articolazione delle norme in tre livelli di priorità, di importanza decrescente.
Il documento del WAI, infatti, in maniera molto lungimirante aveva identificato tre livelli di gravità nei problemi relativi all'accessibilità, e di conseguenza tre diversi livelli di adesione alle norme.
Priorità 1. Norme che devono essere rispettate da tutti, pena l'impossibilità per alcuni gruppi di
utenti di accedere alle informazioni (livello A di adesione)
Priorità 2. Norme che dovrebbero essere soddisfatte, pena una difficoltà di accesso ad alcune
informazioni da parte di uno o più gruppi di utenti (livello AA)
Priorità 3. Norme che potrebbero essere soddisfatte, con l'obiettivo di rendere ancora migliore
l'accesso a uno o più gruppi di utenti (livello AAA).
Lo scopo appare evidente, ed è per una volta evidenziato in modo molto pragmatico e tuttavia non riduttivo dallo stesso Jakob Nielsen: poiché adeguare il sito al rispetto completo delle norme è molto
complicato, soprattutto per i siti esistenti di una certa entità, la definizione delle priorità consente almeno di iniziare a pensare al primo livello di compatibilità. Il consiglio di Nielsen è quello di
rendere compatibile subito al livello A almeno l'home page e le pagine nuove. In seguito, di avvicinare le pagine più frequentate allo stesso livello, e iniziare a lavorare per la
compatibilità per il livello medio (AA), e così via.
Un approccio graduale, insomma, che almeno ha il merito di togliere agli sviluppatori l'alibi del "troppo lavoro",
dell'impossibilità pratica ad affrontare il problema. Invece la questione è prima di tutto etica: le linee guida del WAI possono effettivamente garantire la
non esclusione dal mondo internet di varie categorie di utenti disabili. Esse si basano su due principi:
Garantire una trasformazione elegante delle pagine. Attraverso l'uso di tag ALT e LONGDESC e di descrizioni uditive è possibile almeno rendere
accessibili versioni alternative di immagini e animazioni. E' inspensabile per garantire questo punto una buona validazione del codice secondo direttive che purtroppo, in pratica, non tutti i browser
supportano in maniera conforme (le accuse degli sviluppatori sembrano indirizzarsi insistentemente verso Netscape 4.7, mentre la versione 6 è decisamente migliore, ma anche per gli altri browser
c'è ancora della strada da fare).
Rendere il contenuto navigabile e fruibile.
Le 14 linee guida articolate sui tre livelli di priorità servono proprio a questo. La conformità della pagina
può essere controllata gratuitamente con il validatore presente su www.cast.org/bobby, il quale scorre il codice HTML alla ricerca di problemi di utilizzo del codice.
E' bene però precisare che
l'accessibilità non può essere semplicemente verificata automaticamente. Infatti, uno dei due principi cui fa riferimento, precisamente "rendere il contenuto
navigabile e fruibile", non può certo essere stabilito da un programma. E, guarda caso, assomiglia molto alla sintetica descrizione di un concetto che conosciamo già, ovvero... l'usabilità!
Alla luce di queste considerazioni, è possibile anche definire il rapporto che intercorre fra usabilità e accessibilità, almeno per come viene definita dal WAI. Si tratta di un rapporto di inclusione:
l'accessibilità, per essere tale, deve includere ANCHE l'usabilità, e, oltre a questo, implementare alcune norme di buona codifica HTML.
Non è dunque vero, come si sente alle volte, che l'accessibilità è uno dei prerequisiti dell'usabilità. E' semmai vero il contrario (l'usabilità è un prerequisito dell'accessibilità), e ne consegue che
rendere un sito accessibile è decisamente più difficile che renderlo usabile. E comunque, per rendere un sito accessibile, diventa indispensabile condurre dei test di usabilità.
L'usabilità, dunque, si dimostra ancora una volta fondamentale per un accesso più democratico al web, contrariamente a quanto
sostengono certe accuse di conservatorismo che periodicamente si vede affibiare da chi, forse, ha altre preocccupazioni e non la conosce poi troppo bene.
Ma quanto difficile è rendere un sito accessibile?
Quante rinuncie si debbono fare? In realtà, dipende. Dipende dal livello cui ci si vuole uniformare. Seguendo i consigli di Nielsen, per esempio, non ci sono poi troppe rinuncie da fare per rendere una pagina
conforme al primo, più serio livello di priorità. La home page di Usabile.it, per esempio, che non è stato progettato per l'accessibilità, è ora perfettamente aderente al Livello A delle norme. E l'apparenza è
assolutamente identica a prima. Non vi sono dunque rinunce così pesanti da fare: qualunque pagina compatibile con un browser di terza generazione può facilmente essere resa accessibile. Le
rinunce più dolorose, probabilmente, riguardano l'interattività client-side (essenzialmente tramite l'uso di script Javascript: viene richiesto il tag <NO SCRIPT>, che ovviamente può non bastare per fornire
alternative a contenuti dinamici). Ma si tratta di funzionalità che possono spesso essere tranquillamente sostituite con una buona programmazione server-side e con l'uso di programmi CGI.
Per farsi una prima idea delle difficoltà che si incontrano possono esser utili i quick tips (consigli rapidi) del WAI.
Per concludere, va notato che
negli Stati Uniti l'accessibilità è considerata un vero e proprio diritto civile (come di fatto è) dalle associazioni dei disabili, che dopo varie battaglie hanno ottenuto che, con la normativa denominata sezione 508, tutti i siti e le intranet della governative siano conformi alle norme
sull'accessibilità. Questo ovviamente è anche un vantaggio per il governo, che ha tutto l'interesse che un
dipendente disabile riesca ad utilizzare proficuamente il sistema informativo interno ed esterno durante il lavoro. La norma dà tempo agli sviluppatori fino al 21 giugno 2001 affinché si adeguino.
Sebbene questa regola non valga per il settore privato, tutte le agenzie che riceveranno incarichi dalle pubbliche amministrazioni (ricerche, consulenze), se richieste di mettere a disposizione del pubblico i dati
risultanti dall'incarico, lo dovranno fare in parti del proprio sito realizzate seguendo la stessa norma. Una lista di chiarimenti su questo argomento (in lingua inglese) è disponibile on-line seguendo questo link.
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